sabato 7 giugno 2008

Ogni parola

Ogni parola
una poesia anche non mia
sono parti di me che cadono
nei lievi solchi della vostra terra
Sono io annunciato da una preghiera
e stendo le mani per scaldarle con altre
Le vostre...
Un'alchimia che darà consistenza solida
al caso che creò il mondo
e ci ha abbandonati
in questo tempo
finché un vento più forte
non si porterà via
anche la nostra sabbia...
A turbarmi è il mio silenzio.
In certi istanti
pare zittire il mondo attorno
come se aspettassi il fischio del vento
Qualche secondo
sterilizzato d'incanto
in un'isolata atmosfera sottovuoto
e poi il rumore ritorna
Le auto borbottano tutto il loro malessere
Le voci mi rincorrono, gli occhi s'incrociano
e vorrei abbracciare gli uomini
per il fatto d'esistere
lì e adesso
Baciare una donna
solo perché la fortuna
l'ha portata accanto a me
Bere un calice
con la parsimonia
di chi conosce
il sapore un po' amaro
del sangue ancora vivo.

venerdì 6 giugno 2008

E mi sembra ogni centimetro al suo posto

Le sere semplici come questa, ad ascoltare la pioggia in silenzio con Sabrina, seduti sui gradini che danno sul cortile, arrivano che non ci credi. Che parole servano, per dire cosa, non interessa più. E mi sembra ogni centimetro al suo posto. I peruviani hanno traslocato oggi qui di fronte, all’altro lato del cortile, e sistemano vecchi mobili anni settanta, girano materassi, ma non scorgi chi li porta mentre passano a turno alla finestra. S’impartiscono ordini sconnessi l'un l'altro, attraverso un pezzo di cucina, uno si pesta un piede, impreca e io mi sento vivo. Lassù, al terzo piano, la biancheria dei cinesi cola dimenticata sul balconcino. Il fritto arriva e da quale fessura verde illuminata non lo saprei dire. E’ tutta vita nascosta col velo di sposa, è presenza vicina, pudica, ma ho l’impressione si curi di avvisarmi che è qui con me, questa sera. Un padre al figlio che gli urla - Imbecille, non lo dovevi fare!- replica più rassegnato che arrabbiato - Stronzo, sono tuo padre!- e un bambino, oltre la tenda parasole al piano di sotto, piange... dal fondo di luce ombrato, tra gl’alberi, tacchetta il passo di una donna invisibile sotto l’ombrello, ci scorre di corsa a due passi, senza badare a noi e ricordo che c’è tutto, è tutto a posto.
Un bambino piange e qui la vita è tutta. E’ tutto qui un mondo tornato anche col pancione del vecchio bianco seduto qualche metro sulla mia testa. La canottiera, quel pelo esibizionista, ma che importa, se qui ciascuno è a casa sua. Non è Milano questa. Non nasconde ciò che è. L’avevo persa di vista tanto che mi chiedo dove sono stato, e come a volte capita per un sogno, non so rispondermi. L’ho scordato proprio sta sera.

lunedì 2 giugno 2008

I nostri padri

Sono nati
e avevano fame.
Si lottava per un letto
un tetto e un pezzo eppiù di pane.
Sono cresciuti
sotto un tetto, con una moglie
un letto e una cucina in affitto
Chiusi in una fabbrica dove il tempo
si stringeva attorno ad uno soltanto,
il padrone, che affrancava nel profitto
la propria fame gettando nel piatto
un misero tozzo di rancido pane.
E quasi in silenzio
borbottava uno stomaco
appeso appresso all’altro, alla catena
del rumore a martello come di sangue,
alle tempie, il brusio del fischio
ad alta pressione
Per otto ore...
Ma sono vecchi, e scordano l’indigenza
e le dottrine di chi poco ha ottenuto
oltre un po’ di tossica sussistenza.
Padri che siete, raccontateci... A noi, che rimane?
E non dimenticate nemmeno le polveri della guerra
che i vostri scrollarono su di voi, affinché nulla
di ciò che restava del dolore fosse perduto
dentro il vestito della ritrovata festa.
" Sopra macerie di dottrine crepate
giacciono in pace, perché
sono nati, e senza fame,
dentro una vita
presa in affitto "
Dite qualcosa
che strida nel sonno
prima che questo sia l’inciso
alla nostra ignota generazione