lunedì 7 aprile 2008

L'uomo istantanea

Le storie finiscono

Sono scatti raccolti

sopra ferite

e cadute

che mi riportano

lontano da accidenti

sgranati fino alla noia

per sviste d’una felicità taciturna

Di molte vite e dei loro intrecci

con la mia

conservo una foto

e non riesco a raccontarmi

Non un nesso tra i frammenti

Rimango solo io

seduto per terra

lungo il ciglio

sulla strada

di cui non scorgo

mai

la fine

e l’orizzonte è troppo lontano

anche per rischiare balorde congetture

Sono così

un uomo senza storia

perchè sono una collezione di tante trame

che di volta in volta trovano nuovi compagni

con nuove avventure scritte sul palmo di una mano

Mentre altri se ne vanno, altre si scordano...

battute tra due righe

inscenate in piccoli, intimi palchi

chiusi al grande pubblico

E talvolta risuona dal fondo
una voce amica e d’amore...
Eco sincero di qualche applauso

domenica 6 aprile 2008

Come il caso volle

Una piccola donna per caso
Io entro Lei passa
E’ finita la lezione
e la gente sul marciapiedi
verso la stazione
va curva del piacere
che un giorno volga al termine
Ho racimolato degli spiccioli
e mi concederò quel libro usato
e scordato.
-Tu qui? -
spalanca occhi più grandi
dell’ultima volta
- Sul marciapiedi? già! -
I seni assomigliano
finalmente a qualcosa che esiste
- Ma non mi dire! Stai entrando lì dentro? -
Quella la conosco
è sottile come la sua bocca
quando diceva
‘Ti prego, non posso!...’
L’imbarazzo però la scopre
e deglutisce anche la lingua
- Hai ragione, non lo diresti
ma è un bordello
con servizio in camera -
Mi conosci, no?...
Lieve,
spasmo:
è un sorriso?
Tutto in lei
chiaramente sta dicendo
- Hey, adesso sto bene
al mio posto...
E tu non ci sei! -
e credo le piacciano le mie scarpe
perchè tace e le fissa
di tanto in tanto
dietro occhialini nuovi
- Beh, lui ti aspetterà al treno... -
o preferisci mi tolga le scarpe?
- Che cerchi? -
Il tempo perso dov’è andato
- Poesie -
E scosta le ciocche bionde
che le scendono
sulle labbra per gioco
- Ne leggi una per me? -
Come quando le mie per te?
- Perché!? -
- Se le ha scritte qualcun’altro
non mi faranno arrossire
e scappare -
…Come questa di Bukowski?
OK! Avvicinati…


“ Fare l’amore sotto il sole, nel sole del mattino

in una stanza d’albergo

sopra il vicolo

dove i poveracci cercano bottiglie;

fare l’amore sotto il sole

fare l’amore vicino a un tappeto più rosso del nostro sangue,

fare l’amore mentre i ragazzi vendono giornali

e Cadillacs,

fare l’amore vicino a una fotografia di Parigi

e un pacchetto aperto di Chesterfields,

fare l’amore mentre altri uomini – poveri idioti –

lavorano.


Da quel momento – a questo...

potrebbero essere anni nel modo in cui loro misurano,

ma nella mia mente è solo una frase –

ci sono così tanti giorni

in cui la vita si ferma, accosta e siede

e aspetta come un treno sui binari.

io passo all’albergo alle 8

e alle 5; ci sono gatti nei vicoli

e bottiglie e vagabondi,

e io guardo su alla finestra e penso,

Non so più dove sei,

e continuo a camminare e mi domando dove

va la vita

quando si ferma ”


Finto, quel broncio
sensuale più del sesso
- Sei sempre tu! -
E si prende il libro
per chiudere la nostra storia.
Pago e me ne torno a casa
con la gente ancora
sui marciapiedi,
senz’occhi
non sente
le foglie che cadono
sul rumore del traffico,
colato nell’aria,
come ossigeno
avariato.
Non guardano
che distratti
d’intorno
la stessa strada
e forse, neppure,
conoscono l’algebra
segreta che conta e segna
cosa muoia e quanto finisca
in un giorno semplice
e soltanto.
Quanto duri una stagione
per mille foglie che cadono
in un giorno dimenticato
uguale all’altro

Mi dispiace piccola
Ancora una volta
era illusione
Nessuno
l’ha scritta
per te
Nessuno
sognando
di te

5 Aprile, vigilia di compleanno

Delle chiacchiere da osteria
solite e consumate
tra un bicchiere e l'altro
non me ne importa nulla
Il profumo di questo scroscio
fresco a salutar l’inverno
mi ha ricordato l'acqua gelida del Piave
dimenticata sotto il caldo fetore
chimico dell'asfalto.
L'odore putrido
dell'acqua stagnante
che ti penetra fino alle ossa
nei pomeriggi d'agosto
sotto un sole che ti prende
anche dal basso mentre sbatte
sui sassi bianchi
lavati a primavera
Gli alberi ai lati
sopra le sponde
non troppo robusti ma irti
gendarmi disposti a chinarsi
di tanto in tanto
quasi impietositi a sussurrarti
lamenti per quelli caduti
supini sul suo letto
Quel vibrare a sonagli
delle foglie tra le dita del vento
che si diverte a mescolarne
i colori come soffiando
dentro a nuvole
di coriandoli verdi e grigi
La terra polverosa
mai stanca di rincorrerti vicino
sugli argini divorati
dal fiume ingordo, adesso
la vorrei calpestare a piedi nudi
come un tempo
Eppure…
con quali smorfie infastidite
la sopportavo allora
Anche il sole aveva un odore
e si diffondeva lungo
quel letto solcato
di nuvole
rovesciato
sopra la mia testa
Incanalato tra le fitte fronde delle betulle…
Ora, solo ora lo comprendo.
La voce
gli occhi dell'uomo
mi riportano a calpestare al suo fianco
i sassi ammucchiati in apparente disordine
...mio padre
Io e lui
Due ombre a seguire
in silenzio la strada segnata
dall'ultima piena
senza la necessità stringente
di chiederci dove curvassero
laggiù, le sponde in parte franate
e se mai, andando oltre
avremmo lasciato indietro
per sempre qualcosa.
Quel mondo pareva allora
così immenso ai miei occhi di bambino
da illudermi che per frantumarlo
non esistesse una forza.
Nei miei pensieri il magro fiume
strisciava veloce
curva dopo curva
sponda contro sponda
verso il mare.
Così almeno dicevano
E io non ci speravo
Ancora non potevo credere
alla fine e alla morte...
Andava, andava...
Imponente tra gli alberi
agile tra i sassi
Il 'domani' per noi non esisteva
e intanto lui mi scorreva appresso
a gettarsi da dove non sarebbe più tornato.
Ai miei occhi l'infinito
doveva esser il suo traguardo lontano
E s'è asciugato già adesso…
E' trascorso qualche anno
Un'altra sera di vigilia
per un altro anno
e ho capito che ad una delle ultime sterzate
non poche cose ho perduto alle mie spalle
Un mondo intero, rimasto
dietro le sponde curvate laggiù
Sento di non aver più nulla
di cui preoccuparmi
Sono cresciuto
Nulla per cui temere o aspettare
oltre la curva, ad ogni svolta
All'angolo della strada
rasento il muro
seguendo il marciapiedi
per schivare dei folli
anarchici imbottiti di latta
E tanto per ora mi deve bastare.
Dalle strade di periferia...
un saluto asfaltato