Ho pensato che una lettera ricevuta qualche giorno fa meritasse di entrare, almeno in parte, in questa sorta di taccuino di viaggo, perché certi incontri lungo la mia strada ho imparato a riconoscerli, e so che comunuqe vada, anche se sporadici, e in qualunque forma essi si manifesteranno ancora, non mi lasceranno senza traccia.
La forma qui è veloce, ma di sostanza.
"... pensa che l'altro giorno una ragazza mi ha detto che la canzone che mi rappresenta è Bullet dei Tunng, e io l'ho trovata sul tuo blog mai sentita prima... Non so spiegarti, ma se bisogna essere fedeli alla poesia che è anima e interiorità, secondo me, non si può stare fuori dal flusso dal fiume, certo, è meglio finire nel lato delle oche migratrici con i loro racconti di viaggio, piuttosto che dal lato dei topi che vivono di avanzi, anche se qui, a Milano, sono stato mezzora ad osservare una nutria che nuotava nel canale detto Vettabbia, lei, la nutria, si tuffava, scendeva sul fondo contro corrente, per cercare di intercettare un po' di cibo. Tutto questo avveniva nel mezzo del traffico e del casino e lei silenziosa ignota nuotatrice in un acqua incredibilmente trasparente sotto un cielo nero di notte. Beh, questa vita parallela capisco perché ha ispirato tanti disegnatori di fumetti, ed e' davvero romantico e decadente conoscere una nutria tuffatrice in una sera d'inverno.
scusa la lunghezza..."
lunedì 8 settembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
Mi chiedevo dove fossero... Ok! Dove sono?
Un giorno Abdallah mi chiese quanti amici extracomunitari avessi e più che la mia risposta, "Solo te", ricordo che rimasi perplesso di me stesso per non essermi mai posto quella domanda. Eppure non mancano gli extracomunitari nella nostra provincia, ma, come accadono certi incontri, è difficile dirlo.
Ricordo che il discorso volò sulla nostra prima volta, assurda volta che non riporterò perché se in vita vostra avete visto film come "Il colore viola", o non avete ancora smaltito l’odio imprigionato in "Missisipi burning", sarei forse scontato. Vi basti sapere che il tutto si svolse in faccia a chi scrive, tra casa mia e casa sua ed era la realtà. Magari un giorno il mio amico ve lo racconterà, oppure io stesso, ma sarà una storia da non crederci. Piuttosto fidatevi di altro, di quando scrostavo con lo spazzolino impastatrici alle sei del sabato mattina e conobbi l’algerino Mustafà. Il classico gigante delle favole che agli stupidi pare stupido, ma ha solo un cuore grande come le spalle dove sopporta anche il peggio. Il resto della settimana asfaltava strade e con i pochi denti rimasti rovinati dal catrame stringeva una sigaretta dopo l’altra. Sorridendo mi proponeva di tornare con lui in Algeria, perché sognava il suo paese e ci sarebbe tornato con i soldi per piantare un piccolo commercio. Era un uomo come tanti. Amava sua moglie, impazziva d’orgoglio per il figlio e non così tanto per Allah. Si consumava qui per sistemare lì, un giorno, suo figlio. Qualche anno dopo lo ritrovo a bivaccare la vigilia di Natale fuori un bar tabacchi gestito da cinesi, pare non chiudano mai. Mi abbraccia, il nostro incontro gli smuove qualcosa in gola, nei polmoni, agitato tossisce un po’ di imbarazzo e morte e dice che forse quello era l’anno buono per ripartire e mi lascia un numero di telefono. L’Algeria è vicina, suggerisce. Vieni da me… E io non l’ho mai chiamato e chissà poi dove avrò messo quel pezzo di carta con il numero. In fondo, per me, non è stato nient’altro che uno straniero di passaggio in cerca di fortuna come altri più coraggiosi e molto diversi da me. Poteva essere mio padre per la generosità che si portava dentro, ma mi sono sempre giustificato così, troppo diverso da me. Per pigrizia. Paura recondita di quel che non è nel cerchio del ‘noi’ e, se non ci stai attento, invecchi che si restringe fino a soffocarti. Abitudine. Ai volti slavati che dicono le stesse frasi del giorno prima e non si rischia così di andar oltre quel poco che già si sa; certo, il lavoro, i soldi, la macchina a rate, ma come corre! Raramente il mutuo della casa che è impossibile, o stanca, anche sognarlo, il più delle volte il problema è una gonna maledettamente puttana solo perché non si alza facilmente, e se un ‘drink’ ti costa un’ora di lavoro è comunque un affare. Soddisfatto, almeno il ghiaccio era fresco, stringi la mano all’oste che ricambia con quel sorriso che dovrebbe farti dubitare su quanto sei imbecille. Assuefazione a domande del tipo: "Quel posto... Hai presente? C’è bella gente!", e definissero una buona volta "bella gente". Dipendenza dall’aperitivo di sempre, perfino al vino rancido di certe osterie che non ci fai più caso e brindi lo stesso alla quotidianità che spacca il minuto, spesso vuoto quando vedi il fondo del bicchiere, e che non basterebbe una bottiglia a riempirlo, fortuna che sei in mezzo alla gente, a tanta gente, che magari conosci soltanto due o tre dei soliti accampati in strada, ma che importa. Ci sei e il numero conta, se ti senti in perfetto tutt’uno col tuo mondo. Altri saranno sospettati di saluti di plastica eppure ricambi lo stesso, con altra plastica, altra spazzatura che sedimenta. Ma sei tranquillo. C’è un ordine lì nel mezzo al caos delle chiacchiere, un solo colore che è una garanzia di pulito e comprensibile, afferrabile, che ti par di conoscere tutti, anche se stai spasmodicamente cercando da un po’ d’incrociare un paio d’occhi noti, nella massa, per non far la magra figura da palo del tuo amico. E’ comunque la tua gente e questo ti rassicura anche se magari vorresti essere da un’altra parte e non solo per via della noia. Resti. Ipocrita.
Qui davvero non ha più senso Destra, non ha più senso Sinistra. Ci basta essere 'fashion' anche in politica, e non servono altro che i vestiti giusti. Siamo soltanto piccoli, ben inteso, nel nostro piccolo. Perché basterebbe guardarsi intorno e chiedersi dove siano nascoste le centinaia, migliaia, di extracomunitari di cui pure taluni vantano l’integrazione con una fascia tricolore stesa dalla pancia meglio che da una tromba di vento. Dove sono? Mustafà, dove ti sei cacciato? I poverini, gli sfigatini del sud del mondo e tutti e solo una categoria di ‘ini’ da compatire e salvare incondizionatamente, purché non escano della televisione, dal Tg e se ne occupi la polizia. Oppure, non fossero terroristi e galleggiassero nei pressi di Lampedusa, sono clandestini da rispedire al mittente, per non tenerci in casa altri occhi biechi che scruteranno il momento buono per derubarci e vanno sorvegliati a vista, sono quelli che attendono per ore, nelle stazioni, l’arrivo di oggetti già sospettati di non esser bene identificati.
Forse avrei dovuto scrivere delle circostanze hollywoodiane in cui conobbi Abballah, ma non siamo diventati famosi e lasciamo perdere. Probabilmente avreste pensato al mio amico come ad un poverino d’extracomunitario. Non farebbe per lui. Lui è buono, cattivo, poverino come tutti noi.
Soltanto, mentre bivaccate con il bicchiere in mano, a portata di bancone, dovreste chiedervi: dove sono loro? Perché non sono qui? Altrimenti ogni politica sarà salotto, chiacchiere per tergiversare sull’unica domanda che darebbe un senso all’integrazione, e fingiamo non sia una domanda, semplicemente non ponendola a noi stessi.
Ricordo che il discorso volò sulla nostra prima volta, assurda volta che non riporterò perché se in vita vostra avete visto film come "Il colore viola", o non avete ancora smaltito l’odio imprigionato in "Missisipi burning", sarei forse scontato. Vi basti sapere che il tutto si svolse in faccia a chi scrive, tra casa mia e casa sua ed era la realtà. Magari un giorno il mio amico ve lo racconterà, oppure io stesso, ma sarà una storia da non crederci. Piuttosto fidatevi di altro, di quando scrostavo con lo spazzolino impastatrici alle sei del sabato mattina e conobbi l’algerino Mustafà. Il classico gigante delle favole che agli stupidi pare stupido, ma ha solo un cuore grande come le spalle dove sopporta anche il peggio. Il resto della settimana asfaltava strade e con i pochi denti rimasti rovinati dal catrame stringeva una sigaretta dopo l’altra. Sorridendo mi proponeva di tornare con lui in Algeria, perché sognava il suo paese e ci sarebbe tornato con i soldi per piantare un piccolo commercio. Era un uomo come tanti. Amava sua moglie, impazziva d’orgoglio per il figlio e non così tanto per Allah. Si consumava qui per sistemare lì, un giorno, suo figlio. Qualche anno dopo lo ritrovo a bivaccare la vigilia di Natale fuori un bar tabacchi gestito da cinesi, pare non chiudano mai. Mi abbraccia, il nostro incontro gli smuove qualcosa in gola, nei polmoni, agitato tossisce un po’ di imbarazzo e morte e dice che forse quello era l’anno buono per ripartire e mi lascia un numero di telefono. L’Algeria è vicina, suggerisce. Vieni da me… E io non l’ho mai chiamato e chissà poi dove avrò messo quel pezzo di carta con il numero. In fondo, per me, non è stato nient’altro che uno straniero di passaggio in cerca di fortuna come altri più coraggiosi e molto diversi da me. Poteva essere mio padre per la generosità che si portava dentro, ma mi sono sempre giustificato così, troppo diverso da me. Per pigrizia. Paura recondita di quel che non è nel cerchio del ‘noi’ e, se non ci stai attento, invecchi che si restringe fino a soffocarti. Abitudine. Ai volti slavati che dicono le stesse frasi del giorno prima e non si rischia così di andar oltre quel poco che già si sa; certo, il lavoro, i soldi, la macchina a rate, ma come corre! Raramente il mutuo della casa che è impossibile, o stanca, anche sognarlo, il più delle volte il problema è una gonna maledettamente puttana solo perché non si alza facilmente, e se un ‘drink’ ti costa un’ora di lavoro è comunque un affare. Soddisfatto, almeno il ghiaccio era fresco, stringi la mano all’oste che ricambia con quel sorriso che dovrebbe farti dubitare su quanto sei imbecille. Assuefazione a domande del tipo: "Quel posto... Hai presente? C’è bella gente!", e definissero una buona volta "bella gente". Dipendenza dall’aperitivo di sempre, perfino al vino rancido di certe osterie che non ci fai più caso e brindi lo stesso alla quotidianità che spacca il minuto, spesso vuoto quando vedi il fondo del bicchiere, e che non basterebbe una bottiglia a riempirlo, fortuna che sei in mezzo alla gente, a tanta gente, che magari conosci soltanto due o tre dei soliti accampati in strada, ma che importa. Ci sei e il numero conta, se ti senti in perfetto tutt’uno col tuo mondo. Altri saranno sospettati di saluti di plastica eppure ricambi lo stesso, con altra plastica, altra spazzatura che sedimenta. Ma sei tranquillo. C’è un ordine lì nel mezzo al caos delle chiacchiere, un solo colore che è una garanzia di pulito e comprensibile, afferrabile, che ti par di conoscere tutti, anche se stai spasmodicamente cercando da un po’ d’incrociare un paio d’occhi noti, nella massa, per non far la magra figura da palo del tuo amico. E’ comunque la tua gente e questo ti rassicura anche se magari vorresti essere da un’altra parte e non solo per via della noia. Resti. Ipocrita.
Qui davvero non ha più senso Destra, non ha più senso Sinistra. Ci basta essere 'fashion' anche in politica, e non servono altro che i vestiti giusti. Siamo soltanto piccoli, ben inteso, nel nostro piccolo. Perché basterebbe guardarsi intorno e chiedersi dove siano nascoste le centinaia, migliaia, di extracomunitari di cui pure taluni vantano l’integrazione con una fascia tricolore stesa dalla pancia meglio che da una tromba di vento. Dove sono? Mustafà, dove ti sei cacciato? I poverini, gli sfigatini del sud del mondo e tutti e solo una categoria di ‘ini’ da compatire e salvare incondizionatamente, purché non escano della televisione, dal Tg e se ne occupi la polizia. Oppure, non fossero terroristi e galleggiassero nei pressi di Lampedusa, sono clandestini da rispedire al mittente, per non tenerci in casa altri occhi biechi che scruteranno il momento buono per derubarci e vanno sorvegliati a vista, sono quelli che attendono per ore, nelle stazioni, l’arrivo di oggetti già sospettati di non esser bene identificati.
Forse avrei dovuto scrivere delle circostanze hollywoodiane in cui conobbi Abballah, ma non siamo diventati famosi e lasciamo perdere. Probabilmente avreste pensato al mio amico come ad un poverino d’extracomunitario. Non farebbe per lui. Lui è buono, cattivo, poverino come tutti noi.
Soltanto, mentre bivaccate con il bicchiere in mano, a portata di bancone, dovreste chiedervi: dove sono loro? Perché non sono qui? Altrimenti ogni politica sarà salotto, chiacchiere per tergiversare sull’unica domanda che darebbe un senso all’integrazione, e fingiamo non sia una domanda, semplicemente non ponendola a noi stessi.
giovedì 4 settembre 2008
Temporale estivo
Dice:
Sai che stasera ti ho sognato?
E’ la prima volta che ho il piacere di averti in un sogno...
Forse non ce la facciamo a parlare sta volta.
Beh, in caso ti ho parlato stanotte, diciamo...
Ci tenevo a parlarti perché è possibile che domani parta per la Giordania
e chissà quando ci risentiamo.
Volevo raccontarti cose, aggiornarti...
Vabbé xxx mio, sarà per un' altra volta
Sai che tra due settimane sarò fra te tue braccia, fra la tua carne?
Ti stringo forte forte e ti faccio tante coccole...
Voglio che tu sia felice e sereno con me!
ciao xxx
Alcune persone si lasciano scoprire anche così, con una frase senza molte parole, senza coprirti di melassa: "Voglio che tu sia felice e sereno con me".
Parlano e ti lasciano scoperto della tua faccia che non nascondeva nulla. Parlano che ti pare tolgano il tappo ad una diga che non fa paura perché sta volta è resistente, e ti senti fortunato a toccarne la corazza sapendo con certezza che poco oltre, pochi centimetri dalla tua mano, esistono profondità colorate che potrai esplorare con calma e ben accettato.
Non ho fatto a tempo a rispondere. Anche se forse è stato un caso giusto così. L’impressione di un 'post it' appeso al frigo. Un bacio al mattino di qualcuno che è partito lontano, presto ma per un istante, dalla quotidianità.
Il gatto dal divano quasi a pancia in su mi guarda un’ultima volta e poi dorme. Mi sono acceso una sigaretta, mentre qualche goccia di temporale estivo prendeva a picchiettaare sulla mia testa.
Sai che stasera ti ho sognato?
E’ la prima volta che ho il piacere di averti in un sogno...
Forse non ce la facciamo a parlare sta volta.
Beh, in caso ti ho parlato stanotte, diciamo...
Ci tenevo a parlarti perché è possibile che domani parta per la Giordania
e chissà quando ci risentiamo.
Volevo raccontarti cose, aggiornarti...
Vabbé xxx mio, sarà per un' altra volta
Sai che tra due settimane sarò fra te tue braccia, fra la tua carne?
Ti stringo forte forte e ti faccio tante coccole...
Voglio che tu sia felice e sereno con me!
ciao xxx
Alcune persone si lasciano scoprire anche così, con una frase senza molte parole, senza coprirti di melassa: "Voglio che tu sia felice e sereno con me".
Parlano e ti lasciano scoperto della tua faccia che non nascondeva nulla. Parlano che ti pare tolgano il tappo ad una diga che non fa paura perché sta volta è resistente, e ti senti fortunato a toccarne la corazza sapendo con certezza che poco oltre, pochi centimetri dalla tua mano, esistono profondità colorate che potrai esplorare con calma e ben accettato.
Non ho fatto a tempo a rispondere. Anche se forse è stato un caso giusto così. L’impressione di un 'post it' appeso al frigo. Un bacio al mattino di qualcuno che è partito lontano, presto ma per un istante, dalla quotidianità.
Il gatto dal divano quasi a pancia in su mi guarda un’ultima volta e poi dorme. Mi sono acceso una sigaretta, mentre qualche goccia di temporale estivo prendeva a picchiettaare sulla mia testa.
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martedì 12 agosto 2008
Certa politica si commenta da sola
Neanche fossimo in Angola" - scrive Famiglia Cristiana a proposito dei militari in strada - e prosegue: "La verità è che 'il Paese da marciapiede' i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'Presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone
E' troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?"
Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera dei deputati: "Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest'anno. Questa volta a farne le spese Famiglia Cristiana che, con incomprensibile livore, non esita a lanciarsi in una serie di invettive contro il governo del centrodestra"
Gianfranco Rotondi : "Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano"
Gasparri: "Quella che evidentemente manca a chi, dirigendo una testata un tempo(l'altro ieri?) così autorevole, dovrebbe avere più rispetto per il prossimo, soprattutto per chi in Italia e ovunque difende anche in politica i valori cattolici. Posso testimoniare che il colpo di sole di agosto forse ha colpito chi invece di dirigere il giornale va per spiagge, siccome sono le stesse che frequento io. Confesso che stando all'ombra ho assistito all'insolazione di chi ha fatto ormai della provocazione uno stile giornalistico. Con buona pace di certo criptocomunismo, continuerò a battermi per i diritti umani e religiosi in Cina, lasciando ad altri le offese agli anticomunisti e il servilismo verso i regimi comunisti. Mi astengo da altri giudizi morali che non mi competono".
Ma... ma... Gasparri...dico, lui... Ok! Mi astengo da altri giudizi che non mi competono non essendo né cattolico né comunista, né criptoqualcosa.
Questi tre si sono commentati da soli. Si leggessero, si ascoltassero. Forse non ci crederebbero nemmeno loro.
E' troppo chiedere al governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?"
Bertolini, componente del direttivo del Pdl alla Camera dei deputati: "Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest'anno. Questa volta a farne le spese Famiglia Cristiana che, con incomprensibile livore, non esita a lanciarsi in una serie di invettive contro il governo del centrodestra"
Gianfranco Rotondi : "Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano"
Gasparri: "Quella che evidentemente manca a chi, dirigendo una testata un tempo(l'altro ieri?) così autorevole, dovrebbe avere più rispetto per il prossimo, soprattutto per chi in Italia e ovunque difende anche in politica i valori cattolici. Posso testimoniare che il colpo di sole di agosto forse ha colpito chi invece di dirigere il giornale va per spiagge, siccome sono le stesse che frequento io. Confesso che stando all'ombra ho assistito all'insolazione di chi ha fatto ormai della provocazione uno stile giornalistico. Con buona pace di certo criptocomunismo, continuerò a battermi per i diritti umani e religiosi in Cina, lasciando ad altri le offese agli anticomunisti e il servilismo verso i regimi comunisti. Mi astengo da altri giudizi morali che non mi competono".
Ma... ma... Gasparri...dico, lui... Ok! Mi astengo da altri giudizi che non mi competono non essendo né cattolico né comunista, né criptoqualcosa.
Questi tre si sono commentati da soli. Si leggessero, si ascoltassero. Forse non ci crederebbero nemmeno loro.
lunedì 11 agosto 2008
Arabìa 2
L sta imparando a conoscere le loro abitudini e stanca, dopo una giornata di deserto, s'è addormentata distesa sopra una tappeto nel cortile di uno di quei beduini che l'accompagnano nel viaggio. Indietro nel tempo almeno di un'ora, mentre L sogna con un turbante azzurrino ora fatto cuscino, la mia avventura, non certo priva di rischi, è vuotare nell’olio bollente entro mezz’ora un sacco di patate surgelate appeso dondolante ad un ramo di ciliegio, piantato, come fosse nulla, a qualche migliaio di chilometri di distanza dal primo pezzo di terra desertificato come si conviene.
Ieri sera ero a cena in giardino con dei cugini e i miei vecchi fino all’una di notte e passa, con uno zampirone acceso sotto il sedere perchè qui, oramai, si sopravvive o noi grandi e grossi o loro, le tigri da microscopio. Una di quelle serate facili perché se ci giocavi da piccolo e poco oltre con i miei parenti, anche se ti vedi due volte l’anno, se n’è combinate così tante in passato che ogni imbarazzo sarebbe pura invenzione per il gusto di farci incazzare. Di tanto in tanto sono confluito in una storia strampalata. Ho ascoltato quella dei gatti canterini. Quella del presidente della Fondazione Cassamarca che a sentir quella vecchia zitella del cugino di mia madre, una volta per dessert si fece portare un intero panettone caldo solo per lui. Un uomo col cervello nella pancia e tutto perché al tempo della Dc si usava piazzare uno qualunque pur di piantare la proprio bandiera lassù in cima, ma soprattutto si usava piazzare qualcuno e questo, anche oggi, fa discutere a tavola.
Di tanto in tanto perdevo il filo cercando di ricordarmi anche il profumo di quei riccioli neri che in vita mia forse ho veduto solo grazie ad L, ora presi, laggiù, nelle complicate evoluzioni di un turbante. Respiravo, tanto per non ammazzarmi di zampirone, per digerire i veleni di una giornata qualunque, ma qualunque in un passato remoto che ricordo fin troppo bene per inalarne ancora. Sono ritornato fino alla nostra prima volta, con L, come in cerca di ossigeno, la prima volta della mia mano tra i suoi capelli freschi d’erba e pure meditavo per venirne a capo sulle funzionalità di un tappeto nel mezzo del giardino di un beduino.
Mi sono risintonizzato nel circuito delle chiacchiere proprio quando la vecchia zitella raccontava di quella volta, la migliore della serata, che accompagnò un suo amico, macellaio di Treviso, nell’ardita missione che richiese tutte le sue abilità di ex assessore democristiano per convincere le molte guardie del Papa, in vacanza a Lorenzago, poco inclini a credere che loro effettivamente erano lì, e dovevano passare, per consegnare delle speciali bistecche di manzo a sua Santità. Chissà poi perché un macellaio di Treviso dovrebbe scalarsi una montagna per consegnare delle bistecche, ma nemmeno il nostro ex onorevole sapeva risolverci questo dubbio e il macellaio probabilmente già dormiva. Che poi se una storia è divertente chi se ne frega dei dubbi e comunque arriva un messaggio di L, nel cellulare perso tra le bottiglie di cabernét, in cui dice che se io non fossi quello che sono non avrebbe motivo di aspettare due mesi, rimaner fedele, né di desiderare solo me. Beh, postilla pure con una preghiera in cui mi implora di non buttar su pancia oltre la misura con la quale mi ha abbracciato l’ultima, vista la mia età, e di non impegnarmi troppo con la masturbazione...ma tant’è, ché ti vien da pensare che certi fatti non accadano mai per caso, o comunque vada, sono dei piccoli segnali da tener d’occhio.
Se io non fossi quello che sono mi chiedo cosa cambierebbe. In questi anni se una cosa ho capito è che il più delle volte le persone vedono in te quello che vogliono e magari non vedono in te quello che dovrebbero, il tuo punto forte, vero, che le legherebbe a te per sempre. Una donna potrebbe innamorarsi di te nello stesso istante in cui qualcun'altra ti considera pazzo, stronzo ecc ecc... due estremi in cui mi ritrovo nel mezzo con la mia verità. Beh, tra altre due verità, ovvio.
Ieri sera ero a cena in giardino con dei cugini e i miei vecchi fino all’una di notte e passa, con uno zampirone acceso sotto il sedere perchè qui, oramai, si sopravvive o noi grandi e grossi o loro, le tigri da microscopio. Una di quelle serate facili perché se ci giocavi da piccolo e poco oltre con i miei parenti, anche se ti vedi due volte l’anno, se n’è combinate così tante in passato che ogni imbarazzo sarebbe pura invenzione per il gusto di farci incazzare. Di tanto in tanto sono confluito in una storia strampalata. Ho ascoltato quella dei gatti canterini. Quella del presidente della Fondazione Cassamarca che a sentir quella vecchia zitella del cugino di mia madre, una volta per dessert si fece portare un intero panettone caldo solo per lui. Un uomo col cervello nella pancia e tutto perché al tempo della Dc si usava piazzare uno qualunque pur di piantare la proprio bandiera lassù in cima, ma soprattutto si usava piazzare qualcuno e questo, anche oggi, fa discutere a tavola.
Di tanto in tanto perdevo il filo cercando di ricordarmi anche il profumo di quei riccioli neri che in vita mia forse ho veduto solo grazie ad L, ora presi, laggiù, nelle complicate evoluzioni di un turbante. Respiravo, tanto per non ammazzarmi di zampirone, per digerire i veleni di una giornata qualunque, ma qualunque in un passato remoto che ricordo fin troppo bene per inalarne ancora. Sono ritornato fino alla nostra prima volta, con L, come in cerca di ossigeno, la prima volta della mia mano tra i suoi capelli freschi d’erba e pure meditavo per venirne a capo sulle funzionalità di un tappeto nel mezzo del giardino di un beduino.
Mi sono risintonizzato nel circuito delle chiacchiere proprio quando la vecchia zitella raccontava di quella volta, la migliore della serata, che accompagnò un suo amico, macellaio di Treviso, nell’ardita missione che richiese tutte le sue abilità di ex assessore democristiano per convincere le molte guardie del Papa, in vacanza a Lorenzago, poco inclini a credere che loro effettivamente erano lì, e dovevano passare, per consegnare delle speciali bistecche di manzo a sua Santità. Chissà poi perché un macellaio di Treviso dovrebbe scalarsi una montagna per consegnare delle bistecche, ma nemmeno il nostro ex onorevole sapeva risolverci questo dubbio e il macellaio probabilmente già dormiva. Che poi se una storia è divertente chi se ne frega dei dubbi e comunque arriva un messaggio di L, nel cellulare perso tra le bottiglie di cabernét, in cui dice che se io non fossi quello che sono non avrebbe motivo di aspettare due mesi, rimaner fedele, né di desiderare solo me. Beh, postilla pure con una preghiera in cui mi implora di non buttar su pancia oltre la misura con la quale mi ha abbracciato l’ultima, vista la mia età, e di non impegnarmi troppo con la masturbazione...ma tant’è, ché ti vien da pensare che certi fatti non accadano mai per caso, o comunque vada, sono dei piccoli segnali da tener d’occhio.
Se io non fossi quello che sono mi chiedo cosa cambierebbe. In questi anni se una cosa ho capito è che il più delle volte le persone vedono in te quello che vogliono e magari non vedono in te quello che dovrebbero, il tuo punto forte, vero, che le legherebbe a te per sempre. Una donna potrebbe innamorarsi di te nello stesso istante in cui qualcun'altra ti considera pazzo, stronzo ecc ecc... due estremi in cui mi ritrovo nel mezzo con la mia verità. Beh, tra altre due verità, ovvio.
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lunedì 21 luglio 2008
Arabìa
La sera del grande D...
Facciamo che non sia sabbia del deserto che scivola tra le mani dopo tanto attraversare. Fermati qui con me, poi parti. Devi, lo so... Porta con te un po' di quella sabbia se vorrai, laggiù ne troverai dell'altra, ma non avrà altrettanta storia del sole e delle notti che sgretolano pensieri e spogliano l'anima, come questa. Lì, ancora lontana, il vento ricostruisce sempre qui e là, ma nulla regge che il tempo di un sogno.
Anche se io scherzo, anche se tu scherzi. Chissà cosa saremo oppure no. Gli uomini non sono sabbia come molti dei loro pensieri.
Facciamo che non sia sabbia del deserto che scivola tra le mani dopo tanto attraversare. Fermati qui con me, poi parti. Devi, lo so... Porta con te un po' di quella sabbia se vorrai, laggiù ne troverai dell'altra, ma non avrà altrettanta storia del sole e delle notti che sgretolano pensieri e spogliano l'anima, come questa. Lì, ancora lontana, il vento ricostruisce sempre qui e là, ma nulla regge che il tempo di un sogno.
Anche se io scherzo, anche se tu scherzi. Chissà cosa saremo oppure no. Gli uomini non sono sabbia come molti dei loro pensieri.
Io l'arabo
Mi chiama per chiedermi se gli scrivo un pezzo molto breve da tradurre poi anche in arabo per il suo libro. Ho facoltà di liberare il cervello in poche righe, dice. Poche righe in calce ad un romanzo di cui non conosco molto la trama e che comunque leggerò solo a stampa conclusa, ormai manca poco, ma conoscendolo non sarà una guida pratica del buon terrorista.
Con tutta la gente che conosce sono contento abbia chiamato anche me. Come quando l'amicizia ha un valore e le parole pure anche se molti chilometri ci dividono e il tempo che spesso manca.
Un libro non è una salvietta dove scrivi l'istante. Resta. Farvi partecipare qualcun altro è un bel gesto di cui non puoi pentirti.
Ho tempo fino a venerdì per non farlo pentire.
Si lavorerà di sintesi.
Con tutta la gente che conosce sono contento abbia chiamato anche me. Come quando l'amicizia ha un valore e le parole pure anche se molti chilometri ci dividono e il tempo che spesso manca.
Un libro non è una salvietta dove scrivi l'istante. Resta. Farvi partecipare qualcun altro è un bel gesto di cui non puoi pentirti.
Ho tempo fino a venerdì per non farlo pentire.
Si lavorerà di sintesi.
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mercoledì 16 luglio 2008
Uno fra i tanti
Sono come la Rai d'estate, vanno tutti in vacanza col cervello e manda sugli schermi vecchi filmati a ripetizione, e io pesco dall'archivio.
La differenza è che a me nessuno paga il canone, anche se ho qualcosa di molto simile ad uno schermo su cui proiettare ciò che mi passsa per la testa. Sono tutt'altro che in vacanza e credo che i vecchi filmati sia meglio buttarli fuori dopo, quando col tempo hanno perso quel senso che ti torce lo stomaco mentre li sceneggi nella tua testa. I luoghi sono nient'altro che immagini da documentario, i vestiti ti sembrano passati di moda e rimane forse quella nostalgia per quando il mondo era diverso e c'eri pure tu. Si arriva sempre al momento in cui dici che sì, sono proprio io quello, com'ero buffo con quella faccia da ebete e perché poi... ma ora vado in vacanza, ora sono da qualche altra parte per sempre.
Il grande D ha deciso spesso per me, ora io provo a decidere per lui, e me.
Sul letto uno sbadiglio di cielo
ostinato esplode la finestra
e trascende in fessure e annienta
quel poco rimasto
d’un antico orgoglio
verde, secco, di splendido
scrostato decadimento
infisso contro
alle fatiche di fuori.
Tardi ho incontrato il sonno
e già stanco, annoiato
mi parla il giorno.
Il torpore è una coperta d’amore
appassito nel rancore
di un fiore
che sai... non ti aspetta più
sotto al balcone
E’ cadavere gravido
di quell’odore chiuso
e flatulento
in cui t’immergi,
fesso.
Non pretende che fuggire
trascinato dal sole
rinascere riciclato all’aria
del mattino nudo e pungente
in questo ultimo scorcio d’inverno.
Ma lo stesso...
Perché schiudere quella finestra,
proprio adesso?
Assorto
in sua assenza
passante nei passanti
saresti uno, nel flusso
fra i tanti
La differenza è che a me nessuno paga il canone, anche se ho qualcosa di molto simile ad uno schermo su cui proiettare ciò che mi passsa per la testa. Sono tutt'altro che in vacanza e credo che i vecchi filmati sia meglio buttarli fuori dopo, quando col tempo hanno perso quel senso che ti torce lo stomaco mentre li sceneggi nella tua testa. I luoghi sono nient'altro che immagini da documentario, i vestiti ti sembrano passati di moda e rimane forse quella nostalgia per quando il mondo era diverso e c'eri pure tu. Si arriva sempre al momento in cui dici che sì, sono proprio io quello, com'ero buffo con quella faccia da ebete e perché poi... ma ora vado in vacanza, ora sono da qualche altra parte per sempre.
Il grande D ha deciso spesso per me, ora io provo a decidere per lui, e me.
Sul letto uno sbadiglio di cielo
ostinato esplode la finestra
e trascende in fessure e annienta
quel poco rimasto
d’un antico orgoglio
verde, secco, di splendido
scrostato decadimento
infisso contro
alle fatiche di fuori.
Tardi ho incontrato il sonno
e già stanco, annoiato
mi parla il giorno.
Il torpore è una coperta d’amore
appassito nel rancore
di un fiore
che sai... non ti aspetta più
sotto al balcone
E’ cadavere gravido
di quell’odore chiuso
e flatulento
in cui t’immergi,
fesso.
Non pretende che fuggire
trascinato dal sole
rinascere riciclato all’aria
del mattino nudo e pungente
in questo ultimo scorcio d’inverno.
Ma lo stesso...
Perché schiudere quella finestra,
proprio adesso?
Assorto
in sua assenza
passante nei passanti
saresti uno, nel flusso
fra i tanti
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Il grande D,
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lunedì 14 luglio 2008
Macchina randagia
Oscurità
che inghiotti
la mia macchina randagia
Hai visto?
Sono cadute
le prime foglie
secche
morte ancora
sotto i fari gialli
di questo rottame mio fratello.
Ballavo con lei un attimo fa appena
e la musica gitana
s’è spenta
come il sorriso
in un saluto d’addio
alle porte della sagra dell’est
e me ne son tornato al buio
pallido di poche stelle spaurite
dai lievi passi dell’alba...
Siberia che ti sei specchiata per me
in una vernice d’occhi bruni
accompagnati dal destino
Sei quella cameriera
dalla pelle di noce e oliva
con un sogno clandestino
portato in valigia
che brama un giorno regolare
quando di nuovo
il suo violino
il suo uomo intenderà
accordare
" Le cose passano per lui
come se non fossero
A volte lo invidio
E’ tranquillo!
Lo amo? "
Donne che il cuor vi guida
fin dove l’amore
accecato peregrina
Io, io v’invidio!
Non vi capisco
e ho fede in voi
come per un tempio
sacro di maestà e delizia...
Il mio spirito incosciente
nel vostro tabernacolo vaginale
sempre ripongo
(Era stata una lunga sera volata senza ritorno fino a mattina. Mentre tornavo a casa sapevo che non ci saremmo mai più rivisti e l'ho trattenuta in qualche modo. Veniva da molto lontano e stava con il cuoco di una trattoria di paese, una di quelle che sceso il buio le scorgi appena in fondo ad un vialetto di sassi stretti da alberi e fossi. Mi raccontava del suo violino come se fosse la prima volta che un cristo l'ascoltava. Non me ne intendo granché, ma se il suo cuoco cadeva ubriaco dalla sedia io ho capito che lei non suonava solo piatti sporchi, perché nell'angolo misero di mondo sperduto in cui era cresciuta le avevano insegnato a suonare la dignità.
Ed è così che ho ballato una sera sull'erba fino a mattina)
che inghiotti
la mia macchina randagia
Hai visto?
Sono cadute
le prime foglie
secche
morte ancora
sotto i fari gialli
di questo rottame mio fratello.
Ballavo con lei un attimo fa appena
e la musica gitana
s’è spenta
come il sorriso
in un saluto d’addio
alle porte della sagra dell’est
e me ne son tornato al buio
pallido di poche stelle spaurite
dai lievi passi dell’alba...
Siberia che ti sei specchiata per me
in una vernice d’occhi bruni
accompagnati dal destino
Sei quella cameriera
dalla pelle di noce e oliva
con un sogno clandestino
portato in valigia
che brama un giorno regolare
quando di nuovo
il suo violino
il suo uomo intenderà
accordare
" Le cose passano per lui
come se non fossero
A volte lo invidio
E’ tranquillo!
Lo amo? "
Donne che il cuor vi guida
fin dove l’amore
accecato peregrina
Io, io v’invidio!
Non vi capisco
e ho fede in voi
come per un tempio
sacro di maestà e delizia...
Il mio spirito incosciente
nel vostro tabernacolo vaginale
sempre ripongo
(Era stata una lunga sera volata senza ritorno fino a mattina. Mentre tornavo a casa sapevo che non ci saremmo mai più rivisti e l'ho trattenuta in qualche modo. Veniva da molto lontano e stava con il cuoco di una trattoria di paese, una di quelle che sceso il buio le scorgi appena in fondo ad un vialetto di sassi stretti da alberi e fossi. Mi raccontava del suo violino come se fosse la prima volta che un cristo l'ascoltava. Non me ne intendo granché, ma se il suo cuoco cadeva ubriaco dalla sedia io ho capito che lei non suonava solo piatti sporchi, perché nell'angolo misero di mondo sperduto in cui era cresciuta le avevano insegnato a suonare la dignità.
Ed è così che ho ballato una sera sull'erba fino a mattina)
venerdì 11 luglio 2008
Io perdigiorno che non sono altro
Il mio compare sul divano sotto la finestra, appunti in mano, fissa il soffitto. Io disegno pensieri sul muro alle sue spalle, seduto su una sedia tra il tavolo e il divano, appunti sulle ginocchia. Non serve dirlo, ciascuno rimuginando l’equazione di vattelapesca all’una di notte ormai passata.
Lo guardo e mi metto a ridere, sembriamo un po’ pazzi un po’ coglioni -Chi crederebbe che qui non basta solo sputar sangue ad ogni cazzo di esame?- dice. Ci capiamo io e il mio compare.
A chi dice che sono un perdigiorno rispondo solitamente che è vero. Perché cosa dovrei inventarmi per rispondere altro a chi non c’è dentro.
È pur vero che ho perso tempo, ma come funziona il tempo ad ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano per uno come me?
Se sputi sangue per un esame, e sputi qualche goccia anche per altro che vorresti essere ma al momento non puoi perché le tue vene portano quello, per altro che vorresti funzionasse, magari una donna con complicazioni di questo mondo.
Se sputi sangue per almeno due obbiettivi nello stesso tempo, è quasi certo che spari a salve il giorno dell’esame. Ti sei svenato comunque, ma per nulla. Molte volte è successo. Che poi, nella maggior parte dei casi non va nemmeno se l’obbiettivo è quello soltanto.
Questo era ieri. Adesso, dopo tre ore su un foglio a scrivere formule da una riga, incrociando le dita che non fosse per nulla, vado a dormire.
Voi dite pure che non faccio un cazzo. Io dormirò lo stesso.
Lo guardo e mi metto a ridere, sembriamo un po’ pazzi un po’ coglioni -Chi crederebbe che qui non basta solo sputar sangue ad ogni cazzo di esame?- dice. Ci capiamo io e il mio compare.
A chi dice che sono un perdigiorno rispondo solitamente che è vero. Perché cosa dovrei inventarmi per rispondere altro a chi non c’è dentro.
È pur vero che ho perso tempo, ma come funziona il tempo ad ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano per uno come me?
Se sputi sangue per un esame, e sputi qualche goccia anche per altro che vorresti essere ma al momento non puoi perché le tue vene portano quello, per altro che vorresti funzionasse, magari una donna con complicazioni di questo mondo.
Se sputi sangue per almeno due obbiettivi nello stesso tempo, è quasi certo che spari a salve il giorno dell’esame. Ti sei svenato comunque, ma per nulla. Molte volte è successo. Che poi, nella maggior parte dei casi non va nemmeno se l’obbiettivo è quello soltanto.
Questo era ieri. Adesso, dopo tre ore su un foglio a scrivere formule da una riga, incrociando le dita che non fosse per nulla, vado a dormire.
Voi dite pure che non faccio un cazzo. Io dormirò lo stesso.
giovedì 10 luglio 2008
La mia infanzia

L'ho trovata sul corriere. Mi ricorda sempre i misteri della mia infanzia. La campagna, gl'alberi e la notte del buio che non faceva paura. Quella casa nel fondo tra le due bocche la conosco, dietro c'è l'argine, il Piave. Nella mia infanzia c'erano anche loro, quelli che hanno il copyright sulla foto.
Ad una festa de l'Unità, appena dopo il concerto dell'89, mio zio con altri ventenni perparavano lo stand di frasche quasi dedicato ai Pink Floyd, mentre io ancora guardavo i vinili con sospetto come fossero dei dischi volanti. Aspettavo di rimaner solo, arrampicarmi sul giradischi e provare a far girare quella cosa nera che magicamente mi chiudeva gli occhi e mi portava dappertutto.
Ero piccolo, alla festà de l'Unità le signore addette al fritto mi regalavano le patatine per via dei miei capelli biondo platino e perché che caruccio che sei mangia qua... e The Wall mi spaventava. Non ci capivo nulla. Le immagini sull'album di cartone uscivano da un incubo, ma non gli resistevo.
mercoledì 9 luglio 2008
Appunti Frank H C
Ho un delirio in testa di voci che non mi lasciano chiudere occhio sta sera... Solo vorrebbero essere coperte, a tacere, da un breve racconto come messe via nella storia di un fiammella che s'andava spegnendo. Se m'ascoltate, fate come foste a casa vostra. Io parlo, butto lì due appunti e prendetevi una birra. Sono tante lattine nel frigo che ronfa un ronzio da vecchio spolmonato, tutte lì perché le avrete portate voi. Scusate se non v'aspettavo e sono finite.
Inizierei da ieri mattina in cui, pensate un po', mi sono svegliato e come d'abitudine avanzando verso il fornello per metter a bollire del caffé, rintronato accendo il cellulare per connettermi col mondo il prima possibile. Subito suona un messaggio e penso a qualche cristo gentile che mi manda il buon giorno. "Non voglio più saperne nulla di te!"... Tié! Beh, questo chiaramente era sott'inteso...
Certo non m'ha messo l'oro in bocca, però mezza risata è andata bene comunque. In fondo si trattava di una ragazzetta con cui sono uscito poche volte.
E' successo che ieri sera in un momento di pausa stizza l’ho chiamata e ancora mi chiedo perché m’abbia risposto e perché l’abbia chiamata. La piccola già nella voce rantolante esprimeva un rancore che covava dentro da molto tempo, quindi non necessariamente a causa mia. Problemi suoi. In sostanza ci tiene a mettermi in guardia che, a conoscermi, sono una tipica specie di stronzo perché non mi sono fatto sentire come voleva e, credo, cose del tipo una volta al giorno, per tranquillizzarla e assorbire le sue paranoie. Cose del tipo che già sapevo. Ne tiene parecchie in testa e veramente di inutili. L’ultima volta in tram mi chiese se tenevo il telefono acceso metti il caso che alle tre di notte le venisse di raccontarmi un brutto sogno, ed eravamo solo alla terza volta in tram insieme. "A quell’ora di solito dormo". Ci pensa un istante “Ma non lo faresti per me?"... Il punto è che mentre parlava e poco prima che buttasse giù il telefono, mi sentivo quella pesantezza che intendeva farmi capitolare in disgrazia per il solo piacere di origliarmi a soffrire. Ero a casa di amici con altri amici. Cibo, birra e un film demenziale: puttanate. In pochi secondi già pativo la mancanza delle voci dentro l’altra stanza. E poi nulla più; butta giù il telefono.
A volte le persone, quando desiderano qualcuno, forse inconsapevolmente s’arrischiano a farlo soffrire come pensando d’aver conficcato un amo in bocca al pesce e con un po’ di strattoni al filo indebolirlo per avere vita facile nel tirarlo in barca.
A volte, le persone, fanno soffrire altre persone perché quelle vogliono loro molto bene e soffrono nel veder le prime dibattersi in certa incomprensibile malinconia della vita come un pesce fuor d’acqua in cerca d’ossigeno.
Amare significa comunque o soprattutto non far necessariamente soffrire. Piombarle, mentre vorrebbero volare e magari proprio in tua compagnia. Perché tu soffri, perché tu credi di non tenerle ecc...
Che scoperta direte! Beh, no!... Già lo sapevo questo, però devi prima sgombrare la tavola dalle zozzerie della sera precedente. Devi sentirlo in vena che fluisca da solo, naturalmente…per esempio, c’è chi un giorno, un grande uomo, ha confessato d’aver incontrato spesso il male di vivere. E io vi dico che quel male non si può nascondere sotto una garza. Va curato, disinfettato, cicatrizzato. Altrimenti più passa il tempo più puzzerà di marcio e malattia. Io m’annuso e mi par di non puzzare più. E non da ieri.
I giorni scorsi sono stati qualcosa di eccezionale. Un duro colpo l’idea che possa star male la mia Charlotte a cui, per quanto non sia sembrato in questi tempi per via di quell'addio, tengo molto. Contorni aggiunti serviti vari poi hanno fatto il resto. In fin dei conti sono l'uomo radiattivo che rimane tenuto fuori dalla porta d'ospedale.
Charlotte ha pensato un giorno che mi fossi affascinato focalizzato su un lato suo triste... e questa cosa m’ha scompigliato i neuroni perché cercavo Charlotte per tutt’altro. La gioia, la forza e la passione che ci metteva nel vivere, senza sconti. Speravo, forse, ne avrebbe infusa un po’ anche a me che in quel periodo non me la passavo poi tanto bene... Perché in quella voglia di vivere, almeno in quello e scusate se è poco, eravamo d’accordo. Provare tutto e di ogni cosa fino all’essenza. Si incontrano poche donne e uomini così nella vita.
Le persone di certo non nascono per soffrire, però alcune vengono al mondo o crescono tali per sentire più di altre che magari finiscono per scrivere appunti su foglietti sparsi sognando la letteratura vera, perché dentro hanno un mondo di sentimenti loro e presi in prestito, assorbiti come spugna dall’intorno. Ma un giorno sono diventato sordo e s’è messo a fischiarmi il cervello nel silenzio della mia solitudine. Il bello è che non ero solo, ma una botta diversa presa male m’aveva assordato e rincoglionito.
Ora comprendo meglio come non ci dovremmo permettere mai con nessuno un tale comportamento. E dico a me e a voi che non si ruba l'anima agl'altri! Però quando sei nel tunnel senza luci, credetemi, non sai proprio che fare. Un tempo di luci ne vedevo davvero poche. Questione di prospettiva, adesso che mi soffermo a scriverci sopra, mentre allora era così e basta.
Mi sono distrutto, ad un certo punto, convinto che non avessi nulla da offrire, nulla che valesse la pena per altri d’essere preso da me. Capite che quest’idea chiude le mille porte che sfiori ogni giorno in un circolo vizioso e senza scampo, in cui pure quelle oltre le quali una voce invita ad entrare ti vengono sbattute in faccia. Perché in cuor tuo ti sei arreso all’assurdo pensiero che sia inutile, sterile, per entrambi: entrarvi. Senza aver nulla da dare... E' terribile questo ed era il mio problema. La perdita del senso delle cose per cui non valeva quasi nemmeno la pena di svegliarsi la mattina.
Da solo, con le mie mani, mi sono così rinchiuso in una prigione di solitudine e ho buttato via le chiavi. Arrivai al punto che non mi saziava più nulla perché nulla mi serviva più. Rifiutavo il rancio anche se non è poi tanto cattivo come dicono. Figuratevi che capire questo nel tempo trascorso non è un passo da poco. E sappiate che tuttavia sono sereno, semmai ve ne fottesse un niente; ma siete qui con le birre e questo vorrà pur dire qualcosa. Sono preoccupato, torturato, terrorizzato dal pensiero in attesa di quei referti, tutto quel che si può dire insomma, ma sereno. Magari non è il termine giusto "sereno" per intendere più forte senza rinunciare alla sana pazzia ovviamente.
"...Perché quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,
inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gl’altri."
Non ricordo chi le disse, me le sono portate dentro per molto tempo. Nascoste le osservavo meditando cosa farne, come potessi utilizzarle, piccolo uomo che sono senza fegato.
Ho capito che la luce è diversa cosa e indipendente dalla tristezza o dalla felicità. Sono semplicemente essenze separate, non divisibili, ma distinte. Tanto che ci può esser luce nella felicità che in tristezza. Ma scoprirla, ad altri, è compito nostro. Pena, apparire spenti in modalità stand by, ma in attesa di nulla. La paura è altro dalla malattia, dal male di vivere. Semplicemente è debolezza in conseguenza del non saper più vivere tutto compreso. L’istante. Da qui fino a quando sarà...
Ammetto che sta cosa com'è partita mi rilassa. Io parlo, parlo e -Per dio!- Se non ve n'ho raccontate delle balle poi!
Voi state qui, seduti con me, e non v'importa chi diavolo sono. Siete onesti, sicuro! Perché io sono Francis Hankock Comiso, quello che al bar sta nell'angolo con una birra mezza bevuta in mano e voi non notate mai.
E non chiedetemi da dove vengo perché l'ho scordato, né quando sarei nato perché quel giorno ammazzavano il figlio del vostro Dio, la mattina e anche se pochi erano attorno a me, m'è andata bene: avevo un alibi di ferro. Nessuno poté sospettare della mia buona fede quando dissi " Sono arrivato adesso, io non c'entro".
Mal sopporto chi odia la mediocrità perché di solito c'è dentro fino al collo. Come tutti del resto.
Sono un serpente nel periodo giusto. L'importante è cambiar pelle. Tiene il meglio e prova ad amare, senza troppo odiarlo, quello che ha.
Inizierei da ieri mattina in cui, pensate un po', mi sono svegliato e come d'abitudine avanzando verso il fornello per metter a bollire del caffé, rintronato accendo il cellulare per connettermi col mondo il prima possibile. Subito suona un messaggio e penso a qualche cristo gentile che mi manda il buon giorno. "Non voglio più saperne nulla di te!"... Tié! Beh, questo chiaramente era sott'inteso...
Certo non m'ha messo l'oro in bocca, però mezza risata è andata bene comunque. In fondo si trattava di una ragazzetta con cui sono uscito poche volte.
E' successo che ieri sera in un momento di pausa stizza l’ho chiamata e ancora mi chiedo perché m’abbia risposto e perché l’abbia chiamata. La piccola già nella voce rantolante esprimeva un rancore che covava dentro da molto tempo, quindi non necessariamente a causa mia. Problemi suoi. In sostanza ci tiene a mettermi in guardia che, a conoscermi, sono una tipica specie di stronzo perché non mi sono fatto sentire come voleva e, credo, cose del tipo una volta al giorno, per tranquillizzarla e assorbire le sue paranoie. Cose del tipo che già sapevo. Ne tiene parecchie in testa e veramente di inutili. L’ultima volta in tram mi chiese se tenevo il telefono acceso metti il caso che alle tre di notte le venisse di raccontarmi un brutto sogno, ed eravamo solo alla terza volta in tram insieme. "A quell’ora di solito dormo". Ci pensa un istante “Ma non lo faresti per me?"... Il punto è che mentre parlava e poco prima che buttasse giù il telefono, mi sentivo quella pesantezza che intendeva farmi capitolare in disgrazia per il solo piacere di origliarmi a soffrire. Ero a casa di amici con altri amici. Cibo, birra e un film demenziale: puttanate. In pochi secondi già pativo la mancanza delle voci dentro l’altra stanza. E poi nulla più; butta giù il telefono.
A volte le persone, quando desiderano qualcuno, forse inconsapevolmente s’arrischiano a farlo soffrire come pensando d’aver conficcato un amo in bocca al pesce e con un po’ di strattoni al filo indebolirlo per avere vita facile nel tirarlo in barca.
A volte, le persone, fanno soffrire altre persone perché quelle vogliono loro molto bene e soffrono nel veder le prime dibattersi in certa incomprensibile malinconia della vita come un pesce fuor d’acqua in cerca d’ossigeno.
Amare significa comunque o soprattutto non far necessariamente soffrire. Piombarle, mentre vorrebbero volare e magari proprio in tua compagnia. Perché tu soffri, perché tu credi di non tenerle ecc...
Che scoperta direte! Beh, no!... Già lo sapevo questo, però devi prima sgombrare la tavola dalle zozzerie della sera precedente. Devi sentirlo in vena che fluisca da solo, naturalmente…per esempio, c’è chi un giorno, un grande uomo, ha confessato d’aver incontrato spesso il male di vivere. E io vi dico che quel male non si può nascondere sotto una garza. Va curato, disinfettato, cicatrizzato. Altrimenti più passa il tempo più puzzerà di marcio e malattia. Io m’annuso e mi par di non puzzare più. E non da ieri.
I giorni scorsi sono stati qualcosa di eccezionale. Un duro colpo l’idea che possa star male la mia Charlotte a cui, per quanto non sia sembrato in questi tempi per via di quell'addio, tengo molto. Contorni aggiunti serviti vari poi hanno fatto il resto. In fin dei conti sono l'uomo radiattivo che rimane tenuto fuori dalla porta d'ospedale.
Charlotte ha pensato un giorno che mi fossi affascinato focalizzato su un lato suo triste... e questa cosa m’ha scompigliato i neuroni perché cercavo Charlotte per tutt’altro. La gioia, la forza e la passione che ci metteva nel vivere, senza sconti. Speravo, forse, ne avrebbe infusa un po’ anche a me che in quel periodo non me la passavo poi tanto bene... Perché in quella voglia di vivere, almeno in quello e scusate se è poco, eravamo d’accordo. Provare tutto e di ogni cosa fino all’essenza. Si incontrano poche donne e uomini così nella vita.
Le persone di certo non nascono per soffrire, però alcune vengono al mondo o crescono tali per sentire più di altre che magari finiscono per scrivere appunti su foglietti sparsi sognando la letteratura vera, perché dentro hanno un mondo di sentimenti loro e presi in prestito, assorbiti come spugna dall’intorno. Ma un giorno sono diventato sordo e s’è messo a fischiarmi il cervello nel silenzio della mia solitudine. Il bello è che non ero solo, ma una botta diversa presa male m’aveva assordato e rincoglionito.
Ora comprendo meglio come non ci dovremmo permettere mai con nessuno un tale comportamento. E dico a me e a voi che non si ruba l'anima agl'altri! Però quando sei nel tunnel senza luci, credetemi, non sai proprio che fare. Un tempo di luci ne vedevo davvero poche. Questione di prospettiva, adesso che mi soffermo a scriverci sopra, mentre allora era così e basta.
Mi sono distrutto, ad un certo punto, convinto che non avessi nulla da offrire, nulla che valesse la pena per altri d’essere preso da me. Capite che quest’idea chiude le mille porte che sfiori ogni giorno in un circolo vizioso e senza scampo, in cui pure quelle oltre le quali una voce invita ad entrare ti vengono sbattute in faccia. Perché in cuor tuo ti sei arreso all’assurdo pensiero che sia inutile, sterile, per entrambi: entrarvi. Senza aver nulla da dare... E' terribile questo ed era il mio problema. La perdita del senso delle cose per cui non valeva quasi nemmeno la pena di svegliarsi la mattina.
Da solo, con le mie mani, mi sono così rinchiuso in una prigione di solitudine e ho buttato via le chiavi. Arrivai al punto che non mi saziava più nulla perché nulla mi serviva più. Rifiutavo il rancio anche se non è poi tanto cattivo come dicono. Figuratevi che capire questo nel tempo trascorso non è un passo da poco. E sappiate che tuttavia sono sereno, semmai ve ne fottesse un niente; ma siete qui con le birre e questo vorrà pur dire qualcosa. Sono preoccupato, torturato, terrorizzato dal pensiero in attesa di quei referti, tutto quel che si può dire insomma, ma sereno. Magari non è il termine giusto "sereno" per intendere più forte senza rinunciare alla sana pazzia ovviamente.
"...Perché quando permettiamo alla nostra luce di risplendere,
inconsapevolmente diamo agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza automaticamente libera gl’altri."
Non ricordo chi le disse, me le sono portate dentro per molto tempo. Nascoste le osservavo meditando cosa farne, come potessi utilizzarle, piccolo uomo che sono senza fegato.
Ho capito che la luce è diversa cosa e indipendente dalla tristezza o dalla felicità. Sono semplicemente essenze separate, non divisibili, ma distinte. Tanto che ci può esser luce nella felicità che in tristezza. Ma scoprirla, ad altri, è compito nostro. Pena, apparire spenti in modalità stand by, ma in attesa di nulla. La paura è altro dalla malattia, dal male di vivere. Semplicemente è debolezza in conseguenza del non saper più vivere tutto compreso. L’istante. Da qui fino a quando sarà...
Ammetto che sta cosa com'è partita mi rilassa. Io parlo, parlo e -Per dio!- Se non ve n'ho raccontate delle balle poi!
Voi state qui, seduti con me, e non v'importa chi diavolo sono. Siete onesti, sicuro! Perché io sono Francis Hankock Comiso, quello che al bar sta nell'angolo con una birra mezza bevuta in mano e voi non notate mai.
E non chiedetemi da dove vengo perché l'ho scordato, né quando sarei nato perché quel giorno ammazzavano il figlio del vostro Dio, la mattina e anche se pochi erano attorno a me, m'è andata bene: avevo un alibi di ferro. Nessuno poté sospettare della mia buona fede quando dissi " Sono arrivato adesso, io non c'entro".
Mal sopporto chi odia la mediocrità perché di solito c'è dentro fino al collo. Come tutti del resto.
Sono un serpente nel periodo giusto. L'importante è cambiar pelle. Tiene il meglio e prova ad amare, senza troppo odiarlo, quello che ha.
martedì 8 luglio 2008
Ad un amico lontano
Mi chiama per mettermi al corrente sullo stato della casa. Sono arrivati gli infissi e ora possono portar dentro divano e materasso. Io sono qui da qualche settimana e lui mi tiene aggiornato. Come spesso è accaduto, siamo lontanti e non si perde mai un palmo di quel filo che ci muove l'uno verso l'altro fin da ragazzi.
Per mancanza di tempo, per un certo riaffiorare spontaneo di vecchi ricordi, oggi lascio questa, scritta per un buon amico qualche anno fa.
Ad un amico lontano
In un vertiginoso terrazzo grigio
ai bordi di una campagna
sopravvissuta all'asfalto di periferia
Al caldo dei primi pomeriggi di quell’estate
all’ora d’ogni puntuale terremoto aereo
Ricordo finestre in agitazione permanente...
La scossa vibrava i mozziconi
accesi di noi due
seduti a corto di parole
a raccontare l’epilogo
del nostro primo disincanto
Nel vano tentativo d’afferrare un pretesto
per abbandonarci finalmente a guardare oltre
Al di là della balaustra
alle spalle del pensiero di tuo padre
Scrutavamo il tramonto del vecchio orizzonte
spegnere per sempre i suoi riflessi
su vetri di case accecate
socchiuse e stanche
per leggervi una sicura avventura
in un futuro assieme.
Capaci tuttavia di proiettare nella mente
quanto bastasse a rasserenare
i nostri occhi confusi
non sapendo esattamente
essi soli, dove puntare
Forse è lì che ci siamo conosciuti
In quel poggiolo ciondola ancora
quel che siamo io e te
Anche se tutto quello, allora
era quotidiana certezza
e adesso è lontano
abbandonato nel tempo
al ricordo d’un sogno remoto
E d'un tratto ti guardi attorno...
ti rendi conto d'essere piccola vela
in mezzo un mare di gente straniera
senza una mappa dei venti
a cui affidare anche pochi timori
La solitudine spenta sotto i lampioni
nei liquidi riflessi di un viottolo verso casa
placato il coito universale
in una sera qualunque, allegra
cessata la pioggia
Per mancanza di tempo, per un certo riaffiorare spontaneo di vecchi ricordi, oggi lascio questa, scritta per un buon amico qualche anno fa.
Ad un amico lontano
In un vertiginoso terrazzo grigio
ai bordi di una campagna
sopravvissuta all'asfalto di periferia
Al caldo dei primi pomeriggi di quell’estate
all’ora d’ogni puntuale terremoto aereo
Ricordo finestre in agitazione permanente...
La scossa vibrava i mozziconi
accesi di noi due
seduti a corto di parole
a raccontare l’epilogo
del nostro primo disincanto
Nel vano tentativo d’afferrare un pretesto
per abbandonarci finalmente a guardare oltre
Al di là della balaustra
alle spalle del pensiero di tuo padre
Scrutavamo il tramonto del vecchio orizzonte
spegnere per sempre i suoi riflessi
su vetri di case accecate
socchiuse e stanche
per leggervi una sicura avventura
in un futuro assieme.
Capaci tuttavia di proiettare nella mente
quanto bastasse a rasserenare
i nostri occhi confusi
non sapendo esattamente
essi soli, dove puntare
Forse è lì che ci siamo conosciuti
In quel poggiolo ciondola ancora
quel che siamo io e te
Anche se tutto quello, allora
era quotidiana certezza
e adesso è lontano
abbandonato nel tempo
al ricordo d’un sogno remoto
E d'un tratto ti guardi attorno...
ti rendi conto d'essere piccola vela
in mezzo un mare di gente straniera
senza una mappa dei venti
a cui affidare anche pochi timori
La solitudine spenta sotto i lampioni
nei liquidi riflessi di un viottolo verso casa
placato il coito universale
in una sera qualunque, allegra
cessata la pioggia
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Storie
domenica 6 luglio 2008
sabato 5 luglio 2008
Ti racconterai
Ti sento arrivare...
strariperai
Sei fiume carsico
sei impossibile da intuire
Di sicuro mi sommergi
adesso
con la tua forza di velluto
Non immagino dove andrai
quando ritornerai
scorri
da qualche parte
intorno
ti sento vivere...
Che tu sia nel cuore della terra
un mormorio dell’aria
o giusto un tremolio dentro me
Rimango ad aspettarti
Quando rispunterai
da chissà dove
chissà quando
Ogni volta
vorrei chiederti
chi sei...
Un giorno
promettimi
ti racconterai
strariperai
Sei fiume carsico
sei impossibile da intuire
Di sicuro mi sommergi
adesso
con la tua forza di velluto
Non immagino dove andrai
quando ritornerai
scorri
da qualche parte
intorno
ti sento vivere...
Che tu sia nel cuore della terra
un mormorio dell’aria
o giusto un tremolio dentro me
Rimango ad aspettarti
Quando rispunterai
da chissà dove
chissà quando
Ogni volta
vorrei chiederti
chi sei...
Un giorno
promettimi
ti racconterai
venerdì 4 luglio 2008
Ricordarsi un risveglio
La vita... è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all'alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell'aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l'azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.
( Di Sandro Penna. Tratta da " Croce e delizia" 1927-1957)
triste in un treno all'alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell'aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l'azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.
( Di Sandro Penna. Tratta da " Croce e delizia" 1927-1957)
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Oltre i giorni
martedì 1 luglio 2008
Tra vicini di casa
L: se fossimo stati vicini di casa ti avrei invitato a mangiare pasta con wurstel e bottarga! ehehehhehe...
Io: se fossimo vicini di casa avrei portato il melone e la birra...
o preferisci il vino? non dire coca cola...
L: sono molto indecisa tra vino e birra.
Solitamente a tavola preferisco il vino, ma la birra rinfresca
...se fossimo vicini di casa, magari, invece di parlare di sesso avremmo...aha
E' che ho solo quella in frigo in questo momento...scherzo!
Io: Allora meglio il vino. Si, decisamente!
L: Ehggià!
...che bello flirtare! Senza che poi un niente di fisico ti salti addosso...
Io: Uhuh! Meno male che non siamo vicini di casa allora
L: Ehehe...
La libertà di espressione è il fondo. In ogni ambiente, ovvio, ma quando incontri qualcuno con cui puoi non ragionare di essere te stesso o meno, beh, sei quel che sei, birra e vino, città e campagna, metà ingegnere metà altro con fatica di tutto quanto che sentirti così ti ricorda l'idea che puoi tutto, allora dovunque ti porterà andarà bene. Fosse un solo miglio, anche l'ultimo.
Io: se fossimo vicini di casa avrei portato il melone e la birra...
o preferisci il vino? non dire coca cola...
L: sono molto indecisa tra vino e birra.
Solitamente a tavola preferisco il vino, ma la birra rinfresca
...se fossimo vicini di casa, magari, invece di parlare di sesso avremmo...aha
E' che ho solo quella in frigo in questo momento...scherzo!
Io: Allora meglio il vino. Si, decisamente!
L: Ehggià!
...che bello flirtare! Senza che poi un niente di fisico ti salti addosso...
Io: Uhuh! Meno male che non siamo vicini di casa allora
L: Ehehe...
La libertà di espressione è il fondo. In ogni ambiente, ovvio, ma quando incontri qualcuno con cui puoi non ragionare di essere te stesso o meno, beh, sei quel che sei, birra e vino, città e campagna, metà ingegnere metà altro con fatica di tutto quanto che sentirti così ti ricorda l'idea che puoi tutto, allora dovunque ti porterà andarà bene. Fosse un solo miglio, anche l'ultimo.
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lunedì 30 giugno 2008
Clicca sulla seconda canzone e...vai!
Anche di queste piccole cose sono fatti gli uomini. Ripeschi una vecchia canzone, tre note, una voce, li mescoli ai ricordi e sospiri.
Oh si, John... Avevi ragione. Alcuni uomini sono fatti proprio così. Ma non sempre è prepotenza, non sempre è stupidità. Forse mai solo parole
I was dreaming of the past
And my heart was beating fast
I began to lose control
I began to lose control
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I was feeling insecure
You might not love me anymore
I was shivering inside
I was shivering inside
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I was trying to catch your eyes
Thought that you was trying to hide
I was swallowing my pain
I was swallowing my pain
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy, watch out
I'm just a jealous guy, look out babe
I'm just a jealous guy
Anche di queste piccole cose sono fatti gli uomini. Ripeschi una vecchia canzone, tre note, una voce, li mescoli ai ricordi e sospiri.
Oh si, John... Avevi ragione. Alcuni uomini sono fatti proprio così. Ma non sempre è prepotenza, non sempre è stupidità. Forse mai solo parole
I was dreaming of the past
And my heart was beating fast
I began to lose control
I began to lose control
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I was feeling insecure
You might not love me anymore
I was shivering inside
I was shivering inside
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy
I was trying to catch your eyes
Thought that you was trying to hide
I was swallowing my pain
I was swallowing my pain
I didn't mean to hurt you
I'm sorry that I made you cry
Oh no, I didn't want to hurt you
I'm just a jealous guy, watch out
I'm just a jealous guy, look out babe
I'm just a jealous guy
domenica 29 giugno 2008
Polvere di Partito Democratico
Esuberi Alitalia: "Quattromila tagli? Visto come stanno le cose, rischia di essere una stima troppo prudenziale", rassicura Banca Intesa.
Ora, a me potrebbe non fregare nulla, non fosse che molte famiglie si troveranno col sedere a terra e anche se non le conosco m'immagino assurde scene di stenti familiari a tavola e pazienza se è necessario tagliare. Mi dico che comunque ho visto troppi film di De Sica senior. Non fosse poi che nessuno dice: "Berlusconi, adesso le castagne dal fuoco le togli tu! Altrimenti a casa! A casa! perchè sei un gran cacciaballe opportunista."
Quanti esuberi prevedeva il piano Air France che ha mandato a monte insieme ai sindacati? Poco più della metà.
Veltroni e compagni, cacciate fuori le balle per favore. Saranno lessate ormai, diamogli aria.
Ma non possono sentirmi, penso questo, mi armo come posso per la battaglia e nella posta trovo un mail dal titolo "Per un PD unito". Potrebbe venire dall'alto come dal basso, ormai sono frantumi che piovono e cocci che nessuno raccoglie, anzi gode e calpesta, ma sta volta viene dal basso piuttosto basso, Treviso.
Lo stesso posto descritto da un servizio del Venerdì di Repubblica come il paradiso del sesso libero e spensierato. A quanto pare i falli spezzati sono all'ordine del giorno e li chiamano tra dottori, "chiodi piegati" se non ricordo male. E' il posto dove il benessere è tanto palpabile che una ragazzina chiusa nel cesso della scuola, vende mms delle sue parti intime appunto per palpare un vestito di Armani. Lo stesso luogo dove la Lega Nord impera, non divide e un motivo ci sarà. E non credo sia una questione di libertà sessuale.
Consiglierei ai dirigenti e no del mio piccolo partito locale che è giunta l'ora di votare tutti Lega per non perdere altro tempo, almeno potranno ragionare meglio sul da farsi, su cosa saremo, mentre altri fanno anche per noi, qualunque cosa facciano. E nascostamente, all'ombra di quel che penseranno suore e preti di cui pure a Treviso s'abbonda, scopare di più. Forse toccherebbero più realta nelle favole che dentro le loro discussioni personali. Nel mio piccolo m'impegnerò su questa strada come posso.
Erano Ds, si sbrindellavano con gran dispendio di sangue. Cominciavano ad esssere Ds-Margherita e le accettate non si capiva più da dove venissero. Si doveva arginare il nemico dentro e fuori casa, anche se l'obiettivo era una sola casa, non restava che sperare si sarebbero impastati del loro stesso sangue. Da Pd, a mesi dalle elezioni, non hanno ancora finito di dissasanguarsi perchè nel Pd arrivano le forze fresche, ma annusano presto l'aria che tira e diventano vecchi il giorno stesso dell'iniziazione. Così paiono sempre gli stessi a menar parole per aria. Discorsi di sempre, li sento da quando m'ero iscritto a diciott'anni e c'erano generazioni già stanche di sentirli. A mesi dalle elezioni girano letterine in cui si prega il coordinatore provinciale di essere catalizzatore delle varie anime ecc..., evitando di sparare su questo e su quello per grazia dovuta alla sua fazione. Giusto! Non fosse che circolavano nella mia posta anche prima delle elezioni, e non solo le utlime.
Mi vien da pensare che non c'è speranza. C'è qualcosa che brucia anche le intenzioni migliori quando ci iscrive a certi consessi. Dev'essere qualcosa nell'aria. Sarebbe ora di aprire davvero le finestre, signori. O andatevene qualche giorno al mare.
Un paese non può vivere in loop quello che passa su rai due. Immagini di Celentano con i capelli. Totò, genio, ma un po' morto. Little Tony, quello che cantava cuore matto, chissà come ce l'avrà adesso. Vecchio. Forse da pensionare. Senza offesa per nessuno.
Ora me ne vò a studiare, voi andate al mare.
Ora, a me potrebbe non fregare nulla, non fosse che molte famiglie si troveranno col sedere a terra e anche se non le conosco m'immagino assurde scene di stenti familiari a tavola e pazienza se è necessario tagliare. Mi dico che comunque ho visto troppi film di De Sica senior. Non fosse poi che nessuno dice: "Berlusconi, adesso le castagne dal fuoco le togli tu! Altrimenti a casa! A casa! perchè sei un gran cacciaballe opportunista."
Quanti esuberi prevedeva il piano Air France che ha mandato a monte insieme ai sindacati? Poco più della metà.
Veltroni e compagni, cacciate fuori le balle per favore. Saranno lessate ormai, diamogli aria.
Ma non possono sentirmi, penso questo, mi armo come posso per la battaglia e nella posta trovo un mail dal titolo "Per un PD unito". Potrebbe venire dall'alto come dal basso, ormai sono frantumi che piovono e cocci che nessuno raccoglie, anzi gode e calpesta, ma sta volta viene dal basso piuttosto basso, Treviso.
Lo stesso posto descritto da un servizio del Venerdì di Repubblica come il paradiso del sesso libero e spensierato. A quanto pare i falli spezzati sono all'ordine del giorno e li chiamano tra dottori, "chiodi piegati" se non ricordo male. E' il posto dove il benessere è tanto palpabile che una ragazzina chiusa nel cesso della scuola, vende mms delle sue parti intime appunto per palpare un vestito di Armani. Lo stesso luogo dove la Lega Nord impera, non divide e un motivo ci sarà. E non credo sia una questione di libertà sessuale.
Consiglierei ai dirigenti e no del mio piccolo partito locale che è giunta l'ora di votare tutti Lega per non perdere altro tempo, almeno potranno ragionare meglio sul da farsi, su cosa saremo, mentre altri fanno anche per noi, qualunque cosa facciano. E nascostamente, all'ombra di quel che penseranno suore e preti di cui pure a Treviso s'abbonda, scopare di più. Forse toccherebbero più realta nelle favole che dentro le loro discussioni personali. Nel mio piccolo m'impegnerò su questa strada come posso.
Erano Ds, si sbrindellavano con gran dispendio di sangue. Cominciavano ad esssere Ds-Margherita e le accettate non si capiva più da dove venissero. Si doveva arginare il nemico dentro e fuori casa, anche se l'obiettivo era una sola casa, non restava che sperare si sarebbero impastati del loro stesso sangue. Da Pd, a mesi dalle elezioni, non hanno ancora finito di dissasanguarsi perchè nel Pd arrivano le forze fresche, ma annusano presto l'aria che tira e diventano vecchi il giorno stesso dell'iniziazione. Così paiono sempre gli stessi a menar parole per aria. Discorsi di sempre, li sento da quando m'ero iscritto a diciott'anni e c'erano generazioni già stanche di sentirli. A mesi dalle elezioni girano letterine in cui si prega il coordinatore provinciale di essere catalizzatore delle varie anime ecc..., evitando di sparare su questo e su quello per grazia dovuta alla sua fazione. Giusto! Non fosse che circolavano nella mia posta anche prima delle elezioni, e non solo le utlime.
Mi vien da pensare che non c'è speranza. C'è qualcosa che brucia anche le intenzioni migliori quando ci iscrive a certi consessi. Dev'essere qualcosa nell'aria. Sarebbe ora di aprire davvero le finestre, signori. O andatevene qualche giorno al mare.
Un paese non può vivere in loop quello che passa su rai due. Immagini di Celentano con i capelli. Totò, genio, ma un po' morto. Little Tony, quello che cantava cuore matto, chissà come ce l'avrà adesso. Vecchio. Forse da pensionare. Senza offesa per nessuno.
Ora me ne vò a studiare, voi andate al mare.
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